Quanta fatica per uccidere un uomo morto…

Una partita che ha un significato solo per le Aquile siciliane. Sono loro, infatti, ad avere stimoli di classifica, bassa, per non dire disperata e che abbisognano a tutti i costi dei tre punti. Al Toro i punti interessano si, ma più per onor di firma che per altro. Ah no, dimenticavo. Per il nuovo obiettivo inventato nell’era venturiana. La parte sinistra della classifica e, meglio ancora, le prime otto, manco se saltare i preliminari di Coppa Italia e essere tra le possibili “squadre Premium” fosse diventato un trionfo sportivo di inserire nel palmares. Ma tant’è e ce ne facciamo una ragione. Nel mondo dei ciechi, l’orbo regna. E così in questa tiepida domenica di marzo, inventata “ecologica” dalla nostra bianconerissima sindaca, con auto ferme e palle che girano, torinesi e palermitani si affrontano per il quasi nulla. 

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Orgoglio e follia granata.

La Partita che non vorresti mai giocare, ma anche quella che attendi con più gioia. Riassunte così, in due frasi, le motivazioni racchiuse in Fiorentina Torino di questa sera. Se da una parte recarsi nella Firenze Viola e riabbracciare, non solo simbolicamente, tanti cari amici fraterni è motivo di gioia, dall’altra il cuore immediatamente pensa ad un’equa divisione dei punti, senza farsi male, quasi non fosse una partita di calcio ma un’amichevole incontro tra fratelli. Ma il campionato ha degli obblighi e la legge dello sport è giusto che  prevalga. E dunque sotto con la leale contesa, ben sapendo che è possibile che uno dei due esca dal Comunale abbacchiato. Vinca il migliore, quindi e viva il calcio e lo sport. 

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Notte fonda sui Sette Colli

Dopo il tribolato successo casalingo sul Pescara, tre punti pesanti e ricchi di ossigeno per una formazione come il Torino, che ne aveva un gran bisogno, ora si rischia un doppio turno di apnea. La trasferta odierna di Roma, sponda giallorossa, seguita da quella a Firenze coi fratelli Viola, rischia di riportare l’ossigeno a livelli di guardia. E si badi bene, non che si pretenda il risultato a tutti i costi, per la carità, che la Roma è squadra di vertice e finora in casa vanta un ruolino di marcia di tutte vittorie, ma almeno la prestazione, quella si.

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E facciamoci del male…

Inutile star li a farla tanto lunga. Se non vinciamo oggi, tanto vale cambiare sport. Si si, è vero. La palla è rotonda. Ma passatemi il “francesismo”, le palle di tutti noi sono ovali e piene che versano. Quest’anno il Toro ci ha fatto sognare per le prime dieci gare, occhio e croce. Diciamo fino al derby. Poi la notte è calata sull’entusiasmo e di li in avanti non ci è rimasto che piangere. Per questo mi sono permesso questo incipit, che non vuole essere irrispettoso verso i nostri ragazzi o verso l’avversario, ma vuole semplicemente fissare il fatto che oggi una vittoria, convincente, non stiracchiata, è il minimo sindacale.

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Un Gallo, due polli e la frittata è fatta…

Granata ad Empoli per il rilancio, dopo una serie di prestazioni a metà tra l’interlocutorio e il negativo. In questa prima giornata dopo la chiusura del mercato invernale, il cui maggior motivo di soddisfazione è stata la cessione di Martinez, i giovanotti di Sinisa non dovrebbero più avere alibi, legati all’incertezza sulla loro posizione in società, sul loro ruolo in squadra. Quindi, fuori le palle, se ci sono, e testa bassa da qui a fine campionato per far vedere il valore collettivo, per la gioia dei tifosi e quello proprio, per la felicità del proprio manager, che così potrà piazzarli da qualche parte dove possano guadagnare di più. Perché, cara gente, non prendiamoci in giro con argomenti mielosi quanto fasulli. Nel calcio di oggi, i Vives che piangono sotto la curva, sono merce preziosa quanto rara. 

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Senza il “gallo” il Toro non canta (e dorme alla grande)

Il roboante 5 a 1 con cui i granata liquidarono i felsinei all’andata, che all’epoca fece sussultare tutti noi, dandoci l’impressione (o l’illusione?) di avere sotto gli occhi la squadra che volevamo, col mister che volevamo e soprattutto col carattere che volevamo, oggi, a distanza di quattro mesi, rischia di diventare un pesante macigno, più che una pietra di paragone per il lavoro svolto nella prima metà del campionato dai ragazzi e dal mister.

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Emozionante suicidio granata

Dopo solo quattro giorni dall’impegno infrasettimanale di Coppa Italia, granata e rossoneri si ritrovano davanti in una gara ufficiale. Cambia la competizione, il Campionato di serie A e cambia il palcoscenico, lo Stadio Grande Torino. Quello che non cambia è l’antagonismo, portato ancora più in alto dall’intervento di Lapadula sulla testa di Joe Hart. Volontario, involontario, casuale, voluto, ognuno la racconta a modo suo e la rigira a modo suo. Fatto sta che il Torino, che stava conducendo per un goal di vantaggio, s’è ritrovato col portiere ferito e frastornato e il risultato finale a suo sfavore. Magari sarebbe andata così lo stesso, ma l’episodio, unito al sistematico pestaggio di Paletta ai danni di Belotti, bonariamente tollerato dall’arbitro, non ha aiutato molto il Toro. 

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Molto rumore per nulla

Dopo le abbuffate di panettoni e pandori, le bevute di prosecchi e moscati, si ritorna a far sul serio e la Serie A riprende con l’ultima partita del girone d’andata. Ineroverdi del Sassuolo, che dopo la splendida stagione dello scorso anno non stanno riuscendo a bissare le brillanti prestazioni del passato campionato, ospitano i granata di Mihajlovic alla ricerca della conferma, dopo la striminzita vittoria casalinga col Genoa, giunta dopo cinque prestazioni non convincenti. Ma anche alla ricerca di tre punti pesantissimi, che consentirebbero di chiudere la giro di boa a 31 punti, come nessuno mai prima al Toro, da quando ci sono i tre punti a disposizione per la vittoria. 

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Pochi, maledetti e subito. E buon Natale…

Partita di tradizioni profonde, di fasti ormai sopiti. Due grandi decadute, che faticano a rialzarsi. Questi i due opposti punti di vista da cui si può guardare a questo Toro Genoa, gara dal fascino immutato, anche se gli anni passano. Il Torino gioca la partita della vita, perché dopo 3 sconfitte consecutive, ma 5 partite poco convincenti, non si può andare al riposo natalizio con un risultato men che confortante. Per la classifica, ma anche per il morale. Lo stadio è semivuoto, a conferma che questo calcio spezzatino, con partite infrasettimanali, a compensare feste varie e soste per la nazionale, non piace a nessuno. 

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Bellissimo, orrendo Toro

Dopo lo scivolone imprevisto con la Sampdoria e quello prevedibile con la Juventus, il Torino è atteso dal Napoli, al San Paolo, altro terreno “sdrucciolevole”, passatemi il gioco di parole, che per rimettersi in piedi non è proprio il massimo. Ma il calendario questo propone e questo tocca farsi andare bene. Ma i granata di Mihajilovic sono soprattutto chiamati a ritrovare il bandolo della matassa di quel gioco che aveva fatto entusiasmare la gente del Toro ad inizio campionato, e che era stato smarrito già prima delle tre gare succitate, che già il Crotone ed il Chievo avevano evidenziato che il Toro era in riserva d’ossigeno nelle gambe e nella testa. 

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